Incontro con G. Ferrara

PERCHE’ UNA MORATORIA SULL’ABORTO ?

 

Saluti e ringraziamenti.

 

Introduco l’incontro di questa sera raccontando brevemente l’avventura umana  che ci ha condotti qui: la storia del Centro di aiuto alla vita che è la storia di un’amicizia tra persone, per lo più operatori della salute, ma non solo: un’amicizia ferita dalla tragedia dell’aborto. Perché  ferita?

Tutto è iniziata dall’incontro di un’amica, infermiera, che si è trovata a lavorare per alcuni mesi presso il reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Busto A. Allora, siamo negli anni ottanta, le donne che abortivano venivano ricoverate il giorno precedente l’ivg; passavano quindi una notte in ospedale.

La nostra amica è stata come costretta a guardare in faccia a queste donne, a vederle silenziose nel loro dramma o nel pianto. Ha permesso che questi volti di donne con le loro storie ferissero il suo cuore, la sua umanità. E nonostante la consegna che imponeva di non importunarle (autodeterminazione della donna), con discrezione ha iniziato a incontrarle, ad accogliere la loro umanità  offesa dalla solitudine, dalla incomprensione, da tanti problemi.

Ma non si è fermata qui. Ha voluto condividere questa ferita con i suoi amici che lavoravano in ospedale. E non li ha lasciati in pace fino a quando non abbiamo deciso di  fare qualcosa di concreto, per dare la possibilità a queste donne di fare una scelta buona, libera da condizionamenti, positiva per sé e per la propria creatura.

Così è nato il CAV di Busto; ha mosso i suoi primi passi sostenuto  dall’auspicio e dall’accorato invito di Madre Teresa (stampato anche sul nostro dépliant): promettiamoci che “nessuna donna  in questa città possa dire, secondo verità, di essere stata costretta ad abortire perché non ha trovato qualcuno che le fosse vicino nel momento del bisogno”.

Questo motto ci ha sempre guidato nella nostra opera, nel ricercare con costanza, e persino con ostinazione, la collaborazione con gli operatori dei consultori, che ci guardavano con diffidenza, se non con ostilità. Abbiamo così inizialmente ottenuto di poter lasciare i nostri volantini e manifesti nelle sale d’attese, riuscendo, grazie anche a eventi provvidenziali, a ottenere la fiducia e la collaborazione con loro come sta accadendo in questi ultimi anni.

Nel 2003 è stata firmata la Convenzione con  l’Azienda ospedaliera di Busto, rinnovata nel 2007  per la presenza delle volontarie presso l’ambulatorio di Ostetricia e Ginecologia, dove le nostre volontarie collaborano con la ginecologa addetta  alle ivg.

Questo impegno, per il quale non posso se non ringraziare pubblicamente le  volontarie,  ha permesso la nascita di oltre 450 bambini in quasi vent’anni, di sostenere numerose famiglie in difficoltà economica (e non solo) per un nuova nascita, di aiutare con l’adozione a distanza oltre 100 donne gravide con il Progetto Gemma.

Da subito ci siamo resi conto di un clima culturale dominante di non accoglienza della vita e della necessità  di  costruire, contro la cultura dominante della morte, così chiamata e condannata con grande coraggio da Giovanni Paolo II, una cultura per la vita,  una cultura di  amore e..., perchè no?, di buon umore!

L’amicizia con alcuni insegnanti di scuola superiore è stata veicolo per incontrare i giovani, per  presentare la nostra esperienza, per testimoniare la bellezza e il valore della vita, per coinvolgerli nella riflessione su temi fondanti la vita personale e sociale, anche attraverso lo strumento del Concorso Scolastico Europeo del MPV, che ha permesso ad alcuni giovani vincitori di partecipare all’annuale viaggio premio a Strasburgo, presso il Consiglio d’Europa.

Nel  2005 è nato il Movimento per la Vita giovani, che ha rilanciato il nostro impegno culturale preparandoci alla battaglia per il referendum sulla legge 40.

Ma abbiamo percorso anche la via della politica.

Nel gennaio 2003  Busto è divenuta la prima città italiana con più di 50.000 abitanti a inserire nel proprio Statuto la tutela della vita umana dal concepimento alla morte naturale, ricevendo da Giovanni Paolo II, il papa della vita,  riconoscenza e benedizione per l’impegno a favore della vita nascente.

Tale impegno si è concretizzato nel 2004  nell’erogazione da parte dell’amministrazione comunale di buoni a sostegno delle donne  gravide in difficoltà economica, dal 3° mese di gravidanza a 12 mesi di vita del bambino; dapprima limitati alle donne dell’Unione europea, poi ripresi nel 2007 ed estesi a tutte le donne purchè residenti a Busto A., riconoscendo a pieno titolo l’indiscutibile valore della vita senza alcuna distinzione.

E arriviamo ai giorni nostri: nel febbraio scorso è stata presentata in Consiglio Comunale una proposta di delibera finalizzata ad un ulteriore sostegno alla vita. Con essa si riconosce che l’aborto mina nel profondo la nostra società,  a motivo sia della dignità lacerata della donna sia della soppressione del figlio; di conseguenza si afferma che la pratica dell’aborto contraddice i principi universali di pace e di solidarietà. Richiamando lo Statuto della città di Busto A., che riconosce come valore fondante la tutela della vita, dal suo concepimento alla morte naturale, con questa proposta di delibera si fa notare come la legge 194 non abbia trovato piena applicazione per quanto riguarda la tutela sociale della maternità; di conseguenza si chiede che la città di Busto A. aderisca all’iniziativa di moratoria internazionale sull’aborto, contribuendo in tal modo alla diffusione nella nostra città di una rinnovata consapevolezza del valore inalienabile della Vita umana, a prescindere da convincimenti religiosi, ideologici o politici.

La nostra esperienza di attività in questi vent’anni a contatto con le donne, con i giovani, e anche la testimonianza dei medici che praticano l’ivg,  evidenzia un progressivo venir meno della coscienza etica a favore della vita e, di conseguenza, una banalizzazione dell’aborto.

È per questo motivo che la ringraziamo, dr. Ferrara, per aver riportato prepotentemente la questione della vita al centro della cultura e della politica; per questo motivo l’abbiamo invitata per darci le ragioni di questo suo e nostro impegno.

 

Grazie!